giovedì 14 maggio 2009

Orhan Pamuk e il buon gusto di evitare i pastiche

Ieri pomeriggio lo scrittore turco Orhan Pamuk, premio Nobel per la Letteratura 2006, è stato insignito della Laurea Honoris Causa in Studi Letterari e Cultura Internazionali dall'Università degli Studi di Firenze.
Nella lectio magistralis, Pamuk ha parlato della sua ammirazione per la città di Firenze, ha esaltato le opere del Rinascimento, facendo riferimento anche alla propria esperienza di giovane pittore. Nella cronache che hanno descritto il suo discorso, nessuno ha tuttavia notato un passaggio assai significativo: "Gli artisti turchi degli anni '50, '60 e '70 - ha detto lo scrittore - non avevano uno stile proprio, ma purtroppo tentavano soltanto di emulare i modelli occidentali". Probabilmente, lo stesso Pamuk, nel decantare le bellezze fiorentine, non si è accorto che le proprie parole potevano essere senz'altro usate per definire lo stato di incoscenza in cui versa la cultura nella nostra città, completamente schiacciata sulla contemplazione asfittica del passato.
Quando Giorgio Vasari progettò il Corridoio, realizzò un'opera modernissima, dalle proporzioni e forme molto diverse da quel Ponte Vecchio su cui andava a incastonarla. Perché la cultura è commistione, è tentativo, è rischio, è persino sporcizia. Altrimenti si rischia soltanto di fare volgari pastiche.

Post Scriptum
Durante la conferenza stampa successiva alla consegna della Laurea, Pamuk ha signorilmente demolito uno dei miti più amati dalla Firenze da bere: "Oriana Fallaci è morta e questo mi dispiace profondamente - ha detto questo scrittore iconoclasta - Nella mia gioventù ho avuto molta ammirazione per lei, ma più tardi, come spesso succede nella vita, Oriana Fallaci è diventata una specie di imitazione di se stessa. E soprattutto, non riusciva più a distinguere tra gli esseri umani e la sua idea dell'Islam".

(g.g.)

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